La laguna più grande della Sicilia
Poco a nord di Marsala il mare cambia natura. La riserva naturale orientata Isole dello Stagnone di Marsala protegge la laguna più estesa della Sicilia, un bacino separato dal mare aperto da una lingua di terra e caratterizzato da acque bassissime e molto salate. All'interno si trovano quattro isole: San Pantaleo, dove sorgeva l'antica Mozia, l'Isola Grande, Santa Maria e la piccola Isola della Scuola.
La profondità è il tratto distintivo: in gran parte della laguna l'acqua non supera il metro o il metro e mezzo, e in diversi punti arriva appena al ginocchio. Questa conformazione, unita alla salinità elevata, ha reso possibile nei secoli la coltivazione del sale, e ancora oggi il paesaggio è segnato dalle vasche geometriche, dai cumuli bianchi coperti di tegole e dai mulini a vento che servivano a muovere l'acqua e a macinare il sale.
Perché è uno spot di kitesurf conosciuto in Europa
Le stesse caratteristiche che favorivano i salinari hanno fatto la fortuna sportiva della laguna. Il fondale basso e piatto permette di stare in piedi su gran parte dello specchio d'acqua, una condizione che riduce drasticamente il rischio percepito per chi impara, e il vento soffia con generosità per circa trecento giorni l'anno. Nei mesi estivi domina la brezza termica, mentre nelle mezze stagioni entrano maestrale e scirocco, capaci di superare abbondantemente i venti nodi.
La stagione va indicativamente da marzo a novembre, con il periodo migliore fra maggio e settembre. Lungo la sponda si sono insediate numerose scuole che offrono corsi per tutti i livelli e noleggio dell'attrezzatura; dalla villa la zona dista una decina di chilometri. Chi non ha mai provato dovrebbe prevedere più di una lezione, perché le condizioni cambiano di giorno in giorno, e prenotare in anticipo nei fine settimana di alta stagione.
Mozia, una città fenicia nella laguna
Al centro dello Stagnone, sull'isola di San Pantaleo, si raggiunge in pochi minuti di barca uno dei siti archeologici più particolari del Mediterraneo. Mozia fu fondata dai Fenici nell'ottavo secolo avanti Cristo e divenne un centro commerciale di primo piano prima di essere distrutta nel quarto secolo. Dell'antica città restano le mura, le necropoli, il bacino artificiale e la strada sommersa che la collegava alla terraferma.
L'isola ospita il Museo Giuseppe Whitaker, intitolato all'ornitologo e studioso inglese che acquistò il terreno e vi promosse gli scavi. Il pezzo più celebre è il cosiddetto Giovinetto di Mozia, statua marmorea di circa un metro e ottanta rinvenuta alla fine degli anni Settanta, considerata una delle testimonianze più raffinate dell'arte classica in Sicilia. La visita richiede in genere mezza giornata, fra traversata, museo e giro dell'isola.
Fenicotteri, sale e tramonti
Lo Stagnone è anche un luogo di osservazione naturalistica. Le vasche salanti e le acque basse attirano numerose specie di uccelli, soprattutto durante le migrazioni: fenicotteri, aironi e trampolieri si vedono con regolarità, e il microclima riparato rende la zona un punto di sosta ideale. Serve poco per godersela: pazienza, un binocolo e la scelta delle prime ore del mattino o del tardo pomeriggio.
Il sale, dal canto suo, resta una produzione viva. Il sale marino raccolto fra lo Stagnone e le saline di Trapani e Paceco è riconosciuto con l'indicazione geografica protetta ed è tutelato anche come presidio Slow Food. La raccolta si concentra nei mesi estivi, quando l'evaporazione è massima, e il paesaggio assume i toni rosati che rendono i tramonti di questa costa uno dei motivi ricorrenti di chi ci passa anche una sola sera.
Fra kitesurf, archeologia fenicia, saline e avifauna, lo Stagnone è probabilmente il luogo più sorprendente nel raggio di dieci chilometri dalla villa, e cambia faccia a seconda della stagione e dell'ora del giorno. Per gli orari delle traversate verso Mozia, del museo e per le condizioni di accesso alla riserva conviene consultare i canali ufficiali dei gestori e dell'ente che amministra l'area protetta.
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